Sedia

Anno: 2019

Materiali e tecnica: Installazione in legno, fil di ferro e carta stampata

Dimensioni: cm 100 x 45 x 45

Note: La sedia, complemento d’arredo, concepito per il riposo temporaneo di una persona, questo caso, l’artista la usa come metafora per indicare il riposo eterno, violento, imposto dai Titini, che con ferocia selvaggia hanno compiuto innumerevoli ed orribili omicidi senza risparmiare donne, puerpere, gravide e bambini. Nella maggior parte delle volte abusando, violentando ripetutamente ed in gruppo prima del macabro rito dell’infoibamento che avveniva con crudeltà oculata e premeditata nei più piccoli particolari. Lo possiamo notare nelle manette, realizzate con del materiale povero ed economico come il fil di ferro, con cui legavano i polsi dietro la schiena delle persone a due a due, in modo tale che una volta lanciati nelle cavità naturali del territorio se qualcuno fosse riuscito a sopravvivere, magari sfruttando lo scudo umano creato dai precedenti cadaveri, non sarebbe stato capace di fuggire perché legato ad un’altra persona che a sua volta sarebbe stata la sua zavorra.

Icona di queste barbarie è Norma Cossetto raffigurata in una fotografia, posta in alto a destra dello schienale della sedia, che girata all’indietro sorridente sembra denigrare gli abusi e le violenze subite prima del suo omicidio causato dai suoi carnefici perché la sua unica colpa era quella di essere la figlia del Podestà del suo paese (figura equivalente all’attuale sindaco). Nel fondello della sedia un’altra fotografia divenuta famosa e pubblicata su molte riviste e libri, raffigura uno dei gruppi di esuli, che fortunatamente sono sfuggiti a quest’eccidio, fotografati appena sbarcati al porto di Trieste con il traghetto “Toscana”. Tra gli esuli, in prima fila ci sono la nonna, lo zio, la zia e quella ragazza(la madre dell’artista), che con quello sguardo, rappresenta, l’orrore visto e appena scampato, lo stato d’animo, la preoccupazione, il terrore di tutte quelle persone che hanno vissuto e potuto raccontare di quelle barbarie subite e per troppo tempo nascoste dal nostro Stato che è stato capace di invitare sul proprio territorio e attribuire onorificenze all’artefice di tutto ciò… …Josip Broz, meglio conosciuto con il nome di Tito. L’opera concettuale dell’artista vuole essere un modo per risvegliare le coscienze delle persone a ricordare questo tragico periodo, gli artefici di quelle barbarie e chi li ha giustificati e premiati. Ovviamente lo scopo dell’artista non è riferito solo a quel periodo storico ma risulta una denuncia a tutte le barbarie, a tutte le guerre a scopo economico, politico o religioso che ci sono state al fine unico di testimoniare e soprattutto a contribuire affinché non si verifichino più.